 In questa sezione troverai impressioni, consigli, fotografie, racconti su alcuni
dei più bei viaggi compiuti dai nostri clienti.
Mentone Mentone (Mentan in mentonasco, Menton in francese) è un comune francese di poco più di 28mila abitanti abitanti, compreso nella regione fisica italiana (bacino del Roia) situato nel Dipartimento delle Alpi marittime, regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, alla frontiera con l'Italia (oltre il confine si trova Ventimiglia), sul Mar Mediterraneo(Mar ligure).
Senegal 7-15 Marzo 2008 Senegal... un paese fatto di volti, di persone, sorrisi di bambini. Consigliato a chi ama la natura, l'avventura, la gente.
Il Senegal non può offrire grandi strutture alberghiere quindi chi sceglie senegal non sceglie lusso ma opta per una vacanza all'insegna dell'emozione per la realtà di questa umanità.
Programma:Partenza da Milano Malpensa con volo Alitalia delle 20.15 e dopo 6 ore di volo arrivo all’aeroporto Yoff Léopold Sédar Senghor (dal nome del primo presidente del Senegal indipendente) di Dakar. Dopo 80 km e 1 ora e 40 di viaggio (data l’ora non troviamo traffico) si arriva a Saly, località balneare a sud di Dakar. Pernottamento all’hotel Savana Saly, composto da bungalow su due piani. Questo albergo può andare bene: si trova sulla passeggiata sul mare di Saly, vicino a alcuni negozietti, spiaggia privata ma senza possibilità di accesso diretto al mare poiché tra la spiaggia e il mare vi è la passeggiata di cemento con delle scale (inagibili) che entrano in mare.
Colazione buona. Partenza alla mattina alle 9 da Saly (se fossimo partiti da Dakar avremmo dovuto partire alle 7, poiché Saly si trova lungo il percorso che porta a Joal e Fadiouth). A Joal visita del mercato del pesce. Semplicemente eccezionale. Poi partenza verso Fadiouth. Col pullman si arriva davanti al ponte che porta a Fadiouth, isola coperta di gusci di molluschi. Ad aspettarci ci sono tre guide di Fadiouth, quindi il nostro gruppo è diviso in 3 gruppi da 8 persone ciascuno. Visita del cimitero. Quest’ultimo è molto particolare perché si mescolano tombe musulmane a tombe cristiane. Infatti, una particolarità del Senegal è questa: il miscelarsi insieme di musulmani e cristiani, senza lotte di religione ma fratellanza e tolleranza tra le due religioni. Il giro dura circa 2 ore.Pranzo a base di pesce (gamberetti e un altro pesce ai ferri, banana). Partenza per N’Dangane passando per la foresta di palme di Samba Dia: sosta per ammirare il baobab più grande del Senegal. Il baobab è l’albero simbolo del Senegal per diversi motivi: è l’albero più gigante, quello che vive di più, infatti, può essere millenario (tandro cronologia per datare) e al suo interno venivano poste le ossa dei cantastorie depositari della tradizione orale e biblioteche ambulanti; quando morivano li sotterravano nel baobab affinché rimanesse sempre intatta la loro memoria come il baobab che è millenario. Inoltre il baobab è così importante perché le foglie di baobab sono tritate e messe per es. nel cous cous fornendo vitamine e ferro, la corteccia del baobab è usata per fare delle corde, i frutti del baobab sono usati per curare il raffreddore di dietro (la diarrea), la linfa dei piccoli baobab è usata per fare i quadri di sabbia. Arrivo presto in albergo (Hotel le Pelican). Tempo a disposizione. Cena a buffet.
Il 3° giorno partenza per Toubacouta con sosta al mercato di Kaolack (attenzione a non portare oggetti di valore). Durante il tragitto di vedranno molte case iniziate, ma non finite: è dovuto al fatto che lo stato quando vende un terreno pretende che entro due anni il proprietario inizi a costruirci se no se lo riprende indietro: quindi si vedono molte case iniziate per non perdere il terreno ma non finite per mancanza di fondi. Pranzo. Arrivo all’ hotel Keur Saloum. Nel pomeriggio visita al villaggio di Sipo in piroga sul fiume Saloum. Durante il tragitto si vedranno le mangrovie con attaccate alle radici le ostriche. Ci si inoltrerà inoltre per un breve tratto in un canale di mangrovie. Il villaggio di Sipo dove abita una popolazione Socè ha ancora la sua regina che bacerà tutti i maschietti del gruppo. In serata spettacolo di danze folcloristiche (durata 45 minuti) nel frattempo servono ostriche leggermente abbrustolite sulla griglia. Cena. 4° giorno: Partenza per Saint Louis: durante il tragitto ci fermiamo alla moschea di Djourbel (si può vedere solo da fuori) e alla città sacra di Touba dove è possibile scendere e fotografare un’altra moschea sempre da fuori. Ma perché Touba è così importante? Perché in questa città abita il marabut, forte capo spirituale islamico, che si arricchisce grazie alle offerte dei fedeli. Pranzo in hotel che è cambiato non è il De la Poste, ma è l’Hotel de La Rèsidence, il che è meglio perché le camere sono migliori ed è il ristorante dell’albergo è il migliore di Saint Louis. Nonostante ciò tenere comunque presenti che le camere a Saint Louis sono probabilmente le peggiori di tutto il viaggio perché molto piccole e un po’ polverose. Nel pomeriggio giro in calesse partendo davanti all’albergo. Durante il giro si vedrà come vivono le persone in città potendo così fare un confronto: vedremo che le persone di città (non tutte ovviamente, è solo per dare un’idea) sono meno ospitali rispetto a quelle di campagna e vivono ancora di più nello sporco. Il giro culminerà con una visita ad un posto dove il pesce essiccato viene venduto (si vedranno le pessime condizioni igieniche perché il pesce è completamente all’aperto, circondato da mosche e l’aspetto non è dei migliori). Poi si tornerà in albergo. Cena in albergo. 5° giorno: Visita del parco Nazionale di Djoudj. Si vedono: gran cormorano petto bianco, airone, l’uccello sterna, varano, cicogna (guain d’afrique), coccodrilli, facoceri, oche (canard) del Gambia, egrette, uccello serpente, pellicani (si vedranno tantissimi pellicani dopo un’ora alla fine del percorso: qui la maggior parte dei pellicani sono neri perché sono i piccoli; i pellicani bianchi (adulti) sono invece a pescare per portare da mangiare ai piccoli. Si vedrà inoltre il cormorano d’africa piccolo (tipo africano) e il cormorano d’africa grande (che è quello che proviene dall’Europa). Abbiamo inoltre visto una scimmia rossa davanti all’albergo Djoudj che, poverina, era stata legata per la zampina, così non potendo scappare era un’infelice attrattiva per i turisti. Il giro in tutto dura 2 ore. Pranzo all’hotel Djoudj. Durante il rientro a Saint Louis ci siamo fermata in un villaggio Mauri (il nome è dato proprio dal fatto che ci troviamo al confine con la Mauritania), qui le persone pur essendo senegalesi hanno tutte le usanze e i costumi tipici degli abitanti della Mauritania. Fermata alla missione San Biagio. Fermata per vedere piantagione arachidi: crescono in arbusti bassi che assomigliano al basilico. Questa non è la stagione delle piante di arachidi: la stagione migliore per gli arachidi è quella delle piogge. Degli arachidi si usa sia il seme (che lo mangiano le persone normalmente) sia le foglie per gli animali. Lungo le strade del Senegal, pur non essendo stagione di raccolta, è possibile vedere dei camion enormi pericolosamente sovraccarichi di sacchi di arachidi. Gli arachidi insieme alla pesca e al turismo sono la risorsa economica maggiore del paese. Ovviamente i senegalesi non si nutrono solo di arachidi e pesce ma, a essi piace molto il riso, anche se non ne producono perchè i francesi decisero, quando il Senegal era una loro colonia, di far produrre al Senegal arachidi e loro, in cambio, esportavano il riso in Senegal. Ora il governo spende tanti soldi per far importare il riso. Solo attualmente il governo cerca di diversificare le colture perchè per anni vi è stata la monocultura degli arachidi. Ora si cerca di produrre riso nella Casamance perché piove più spesso che nel resto del paese e nelle altre regioni si usa il metodo dell’irrigazione.
Arrivati a Saint Louis il pullman ci ha lasciati davanti al Ponte Faidherbe (colui che divenne governatore nel 1845 e costrinse le popolazioni locali che abitavano sul fiume Senegal ad avviare la redditizia coltivazione degli arachidi. Egli fondò inoltre un insediamento di fronte all’Isola di Gorèe: la futura Dakar), così che lo abbiamo percorso a piedi per arrivare in albergo, in modo da fare qualche foto. Tempo libero per fare giro individuale di Saint Louis per qualche acquisto (molto ardua, calcolare che fuori dell’albergo c’è una massa informe di vu compra a tutte le ore del giorno).Partenza per Dakar. Durante il tragitto ci siamo fermati ad un villaggio, in un mercato dove vendevano cestini, e in una pasticciera gestita da francesi a Thies (si legge Ciess), dove fanno dei buoni caffè. Visita al lago Rosa in 4X4 (da 14 persone ciascuno).
Il lago Retba o lago rosa è nato dopo alcuni cambiamenti avvenuti in zona: prima era più umido e più piovoso poi vi è stato un periodo di siccità che ha separato il lago dal mare. Il terreno intorno al lago rosa è straordinariamente fertile rispetto al resto del Senegal, infatti, coltivano banane, papaia ecc.
Nel lago il sale precipita verso il fondo del lago e forma una crosta di sale che viene raccolta. Il colore rosa è dato da tre fattori: sole (infatti, per es. dopo il tramonto non si vede più il colore rosa), vento e alghe che vanno verso la superficie. I Contadini della zona vengono a raccogliere il sale nel lago perché è gratuito per tutti gli abitanti del Senegal; per raccogliere il sale si spalmano sulla pelle il burro di carità per proteggerla dal sale.
I Senegalesi usano il sale grezzo senza raffinarlo (per es. per la conservazione del pesce che così facendo può durare 2 o 3 anni); a noi europei però a usarlo grezzo verrebbe il raffreddore di dietro, quindi per l’esportazione lo raffinano.
Il lago rosa è molto importante per la popolazione locale e lo sfruttamento di quest’ultimo è di tipo artigianale e non industriale. Attenzione a comprare dai venditori; quello che loro spacciano per sale rosa chiamandolo cuore del lago (il sale rosa non esiste, ma il lago è rosa per i motivi che ho indicato prima), è solo sale colorato con fichi di barbarie (si legge barbarì). Pranzo con Pollo in salsa yassa e vecchietto un po’ buffo che suona musica tipica un po’ soporifera. Dopo pranzo in 4X4 percorriamo sulle dune il tratto finale della Parigi-Dakar. 7° giorno: Visita di Dakar (poco agevole perché tutto bloccato dalla Conferenza Islamica) fermate: poco prima di arrivare in città per fare una foto dall’alto, mercato Kermel (non siamo riusciti a fare il Soumbedioune), visita senza scendere dal pullman del mercato Sandaga, stazione ferroviaria, cattedrale e quadri di sabbia dove fanno vedere la lavorazione (prima fanno il disegno a matita poi mettono la colla su alcune parti poi passano la sabbia di diversi colori attenzione ai falsi questo è uno dei pochi posti dove i quadri sono veramente fatti con la sabbia) e dove finalmente troviamo le toilette.
Giro in pullman ambasciate e quartiere residenziale. Abbiamo anche visto dal pullman il bellissimo Palazzo Presidenziale e la Piazza dell’Indipendenza ma non ci hanno fatto fermare proprio a causa del Convegno Islamico.
A Dakar lavorano tanti africani del Mali, Guinea. Ma cosa può attirare queste persone in Senegal? Ciò che sappiamo è che il Senegal non può offrire quasi niente, ma è un paese di stabilità e pace (tanto che è uno degli unici, o forse l’unico paese africano a non avere mai avuto un governo militare). Tanti sono anche i libanesi che lavorano qui da due o tre generazioni (dalle generazioni che erano in Senegal durante il periodo dello sfruttamento degli arachidi), tanto da parlare il wolof meglio dei senegalesi. I senegalesi ricchi sono quasi tutti baol baol che fanno i vu compra. Essi lavorano sodo e mandano i soldi guadagnati alle famiglie rimaste in campagna.
Il settantacinque per cento di quelle poche industrie presenti sul territorio senegalese sono concentrate nella regione di Dakar. Imbarco per Gorèe. Pranzo in Ristorante. Vediamo la casa dell’ex governatore (da fuori perché è diroccata). Visita alla casa degli schiavi. c’era una stanza dove erano pesati gli schiavi, se pesavano meno di 60 kg erano messi all’ingrasso con un tipo di fagioli; altre stanze erano divisi gli uomini dai bambini e vi erano particolari celle per coloro che si ribellavano. In fondo vi è una porta che guarda verso il mare: questa è la porta del non ritorno da dove uscivano gli schiavi per prendere la nave che gli avrebbe portati nelle americhe per essere venduti. Molti morivano durante il tragitto.
Arrivo in albergo. Cena ore 10.00 con sottofondo musica. 8° giorno: giornata libera.escursione facoltativa al parco di Bandia abbiamo visto rinoceronti, giraffe, tartarughe, coccodrilli, antilopi, elan, struzzi. Pranzo e pomeriggio dedicato chi al sole con possibilità di fare bagno in piscina o al mare (anche se acqua freddino perché oceanica). Cena 8.30. le camere le hanno lasciate fino l’ora di partire per l’aeroporto ovvero le 22.00. Ritorno a Genova.
Patagonia e Terra del fuoco 3-14 Febbraio 2008
Laos e Cambogia 14-26 febbraio 2009 Laos e Cambogia 14-26 febbraio 2009
Volo Milano - Bangkok con la Thai. Ottimo servizio. Arrivo a Bangkok e coincidenza per Luang Prabang con Bangkok Airways anche questa è un'ottima compagnia; hanno servito nonostante il volo fosse breve un pasto a bordo. A Luang Prabang abbiamo pagato la tassa d’entrata di 35 dollari; qui accettano anche euro e altre valute ma è meglio pagare in dollari se no si formano delle code perché sono lenti a fare il cambio. L’aeroporto è minuscolo. Per ottenere il visto, la trafila è abbastanza lunga (vi è un funzionario per ogni mansione: ritirare i passaporti, attaccare il visto, controllare il passaporto, richiedere la tassa di 35 dollari in Laos (prendono anche euro ma la coda si allunga di molto) e 20 dollari in Cambogia (non prendono assolutamente euro), il tutto fatto molto artigianalmente NB serve una foto all’ingresso in Laos e una all’ingresso in Cambogia), ma per fortuna l’unico aereo presente in aeroporto è il nostro così in mezz’ora ce la caviamo. All’arrivo incontro con la guida, la Signora Susanna, unica guida laotiana parlante italiano che ci ha dato il benvenuto. “Sabajdee”= buon giorno. Susanna è riuscita a riempire la carenza nella lingua italiana con una disponibilità e una gentilezza “super”. Diventare guida turistica in Laos è relativamente semplice poiché basta fare un corso di 30 giorni (basato soprattutto per motivi politici sulla storia contemporanea) e dopo di che si prende il brevetto. Susanna è stata solo 3 mesi in Italia quindi ha difficoltà a parlare un italiano corretto. Dopo aver conosciuto la guida, siamo andati all’hotel Phousi che si trova esattamente nel centro di Luang Prabang a non più di 20 minuti dal centro. Proprio davanti all’albergo si svolge il mercato notturno e da lì si diramano le strade principali che portano, una al Mekong e l’altra (dove tra l’altro si svolge il mercato notturno dalle 17.00 alle 22.00) verso il Palazzo Reale. L’albergo è modesto ma abbastanza confortevole (tenere presente che non c’è il phon). La colazione non è a buffet, bisogna ordinare cosa si vuole prendere. Pranzo in un ristorante lungo il Mekong, piccante e il peggiore di tutto il viaggio come qualità di cibo. Ci hanno servito prima il cibo e dopo 15 minuti sono arrivate le posate e i piatti. In Laos bisogna essere pazienti perché spesso possono esserci dei disservizi (tipo ordinare l’omelette e te la portano dopo 20 minuti fredda). Non a caso un detto dice: i vietnamiti coltivano il riso, i cambogiani lo guardano crescere e i laotiani sentono il rumore del riso che cresce. Dopodiché ritorno in albergo e dopo un po’ di riposo partenza per la collina Phousi (si pronuncia fusì) con i pullmini piccoli da circa 6 persone perché all’interno della penisola di Luang Prabang non si può entrare con il pullman grosso. Per salire in cima ci sono 328 gradini; si sale da una parte e si scende da un’altra. Questo posto durante l'ora del tramonto è affollato di turisti ma vale la pena salire per vedere il tramonto sul Mekong e lo stupa di Vat Chamsi. Poi dopo aver disceso la collina dalla parte opposta, si arriva nel bel mezzo del mercato notturno che abbiamo percorso a piedi fino ad arrivare all’albergo. Questo mercato è molto particolare perché ha souvenir artigianali molto particolari come grembiuli da cucina, sciarpe, teli cuciti a mano, stoffe e cuscini ricamati, cappellini, ciabatte monili e quant’altro. Bello perché originale con cose che non si trovano facilmente da altre parti. Completamente differente la roba n questo mercato rispetto a quella in Cambogia quindi se qualcuno trova qualcosa d’interessante qui è meglio prenderlo prima di rischiare di non trovarlo da altre parti. Trasferimento a ristorante e cerimonia di benvenuto. Dopo una breve preghiera e canti ci hanno legato vari nastrini bianchi ai polsi mentre intonano una benedizione e ci hanno offerto da bere e un dolce al cocco. Poi cena con danze tipiche. SI vedono spesso nelle danze indo-cinesi dei ballerini mascherati da scimmia che rappresentano i soldati del re, mentre combattono i demoni (dal poema epico indiano del Ramayana). Dopo cena Susanna ci ha portato ad assistere a una festa in un tempio perché era il compleanno di Buddha. Vi erano diversi stand con il gioco delle freccette con i palloncini da scoppiare. Poi siamo andati a dormire ma alle 4.00 ci ha svegliato il forte rumore dei tamburi proveniente da un tempio per chiamare la gente alla preghiera. Dopo colazione siamo andati a cambiare gli euro in moneta locale (kip); 1 dollaro lo cambiavano a circa 8,1 kip. Poi abbiamo iniziato il giro della città partendo dall’ex-palazzo reale, ricostruito nel 1904. All’interno del palazzo, oggi Museo Nazionale, bisogna togliersi le scarpe per non rovinare il bel pavimento di legno e le borse vanno poste in un armadietto. Non si possono scattare foto. Bella la Sala del Trono ove le pareti sono istoriate da magnifici mosaici di vetro fatti con specchietti colorati. Nelle numerose stanze troviamo mobilio e oggetti appartenuti ai re laotiani e numerose foto della famiglia reale. Attualmente il re non c’è più e il Laos è una Repubblica Popolare Democratica. Tre figli dell’ultimo re abitano in Francia e uno ha aperto il ristorante, dove andiamo a mangiare l’ultimo giorno a pranzo. In una bacheca troviamo la statua di Buddha grasso: secondo la leggenda poiché Buddha era troppo bello e piaceva alle donne allora per diventare monaco fu costretto a ingrassare, diventando “poco attraente”. Sulla destra troviamo il tempio che ospita il Pha Bang, statua di Buddha di 83 cm e 50 kg, donata al re laotiano da un sovrano khmer. Poi visita di una tipica casa laotiana e poi di vari templi: Wat Visunnarat, Wat Aham, Wat Sene, Wat Sop, Wat Xieng Thong. Pranzo al Park Houay Mixay Restaurant in Sothikhoummane Road, tipico e molto buono.: abbiamo mangiato zuppa di pesce con coriandolo, funghi e citronella poi alghe del Mekong croccanti con sesamo poi germogli di bamboo stufati ecc. Nel pomeriggio visita a un villaggio di tessitori con negozio per comprare sciarpe, borse ecc. e visita a un laboratorio artigiano della carta di riso. Al ritorno in albergo vi era la possibilità di essere portati in una spa (KHMU SPA) a fare un massaggio tradizionale laotiano a 5 dollari senza oli e 8 dollari con oli per un’ora. Il massaggio ha riscontrato così tanto successo che qualcuno l’ha ripetuto più giorni. Il 4° giorno partenza in battello per le grotte di Pak Ou, 25 km da Luan Prabang, 1 ora e mezza ritorno 2 ore andata perché contro corrente. Le grotte si trovano alla confluenza di due fiumi (si notano in fatti i due colori diversi del Mekong e Nam Ou). Lungo il percorso possibilità di prendere il sole. Sul battello ci hanno servito mandarini e un frutto chiamato tamarindo dal guscio marrone e la polpa, dolce e molto buona. Per salire alla prima grotta c’è una breve scalinata. All’interno della stessa ci sono varie immagini di Buddha di varie dimensioni. Per salire alla seconda grotta ci sono in totale più di 200 gradini e durante il percorso è pieno di venditori ambulanti di frutta, souvenir e di uccellini che vengono venduti per essere liberati: è inutile tanto poi li riacchiappano! Nella seconda grotta è molto buio portare una pila. Visita di un villaggio dove spiegano il procedimento per la produzione dell’alcool di riso e possibilità di comprare questa “grappa locale”, oltre naturalmente a numerosi souvenir. Dopodiché si va a ristornate con vista proprio sulle grotte di Pak Ou (finito di mangiare alle 15.00). Dopo un breve shopping fuori dal ristorante si torna in albergo. Tempo libero per tornare al mercato notturno o a fare i massaggi. Cena occidentale-francese al ristorante Couleur Cafe, ottimo. Dopo cena qualcuno ha preso il tuk –tuk, il taxi locale per fare un giro di mezz’ora della città e ha speso in quattro sul tuk-tuk 5 dollari. Il 5° giorno siamo andati alle cascate di Khouang Sy, 30 km da Luang Prabang, circa 2 ore di viaggio e visita di due villaggi (con shopping annesso) lungo il percorso. Da dove si parcheggia il pullman, è possibile comprare come particolarità sculture di legno molto belle soprattutto raffiguranti elefanti. Dal parcheggio alle cascate ci sono due sentieri: il primo di strada asfaltata è meno panoramico e porta direttamente, camminando poco alla cascata più spettacolare e alla zona pic-nic dove si fa il pranzo. Però è meglio fare l’altro percorso quello più lungo che passa attraverso le varie cascate e alle gabbie degli orsi salvati dai bracconieri. Per chi vuole c’è la possibilità di fare il bagno (ci sono gli spogliatoi per mettersi il costume) in una delle varie sorgenti. Pranzo pic-nic all’aperto con cibo proveniente da un ristorante di Luang Prabang. Abbiamo mangiato benissimo ed era un pranzo a tutti gli effetti: zuppa, carne, verdure, frutta ecc. Dopo pranzo ritorno a Luang Prabang (durante il ritorno ci siamo imbattuti in una festa vietnamita dedicata a Vesandra (indù). Giravano con una mucca con i soldi attaccati. Un signore mi ha spiegato che sua madre viveva in Vietnam e durante la guerra del Vietnam si sono trasferiti in Laos. La sua storia è uguale a quella di molti altri vietnamiti che sono stati costretti a lasciare la propria patria. In Laos la comunità dei vietnamiti è una delle più numerose. Successivamente visita di un negozio, dove producono manufatti in argento. Il proprietario è colui che produceva i gioielli della corona anche in oro, ma ora lavora solo l’argento. Abbiamo visto come lavorano: inseriscono della pece all’interno del pezzo che devono lavorare poiché, essendo molto sottile, l’argento potrebbe bucarsi durante la lavorazione. Visita del negozio del padre (che era colui che faceva i gioielli per la corona) e del figlio. Il 6° giorno sveglia alle 5.40 per assistere alla questua dei monaci che è avvenuta circa alle 6.15. Susanna ci ha preparato una postazione con posti a sedere e davanti a noi il cestino di vimini che conteneva il riso appena cucinato (era bollente, mi sono scottata le dita) da dare ai monaci. Poi ci ha legato intorno al busto, come vuole la tradizione, una sciarpa. Alle 6.15 è arrivato il primo gruppo di monaci. Bisogna essere molto veloci a prendere le palline di riso e a metterle nella ciotola del monaco perché passano tutti in fila e velocemente, non si ha tempo neanche di guardarsi intorno. Una bellissima esperienza, che atto di umiltà… Il riso avanzato non viene sprecato ma viene lasciato agli angoli della strada, sui muretti o, spesso si vede anche nei templi per gli animali. I monaci in Laos sono numerosissimi e vengono soprattutto dalle campagne: molti genitori non avendo soldi per mantenerli li mandano nel tempio così sono sicuri che possono studiare e avere qualcosa da mangiare. Quasi ogni famiglia nelle campagne ha almeno un figlio monaco. Dopo essere tornati in albergo per la colazione sono iniziate le escursioni facoltative: 1) andare a circa mezz’ora da Luang Prabang per fare un giro sull’elefante lungo il Mekong, 15 dollari trasporto+giro in elefante di un’ora 2) 20 euro (mattina+pomeriggio): visita a un villaggio dove è presente una scuola mai visitata da occidentali. Prima di andare a questo villaggio che si trova a 20 minuti da Luang Prabang siamo andati a un bellissimo mercato locale (dove vale la pena soffermarsi anche per un po’ di sano shopping) dove abbiamo comprato quaderni, penne, biscotti, caramelle per i ragazzi della scuola. E’ stata un’emozione grandissima entrare a contatto diretto con la popolazione locale. Nelle classi tutti i bambini erano presenti perché il corrispondente gli aveva avvisati del nostro arrivo. Alla fine la direttrice della scuola ci ha portato nel suo studio, dove alcuni ragazzi ci hanno mostrato alcuni balli tipici e ci hanno offerto banane e acqua. Dopodiché siamo scesi al villaggio e abbiamo incontrato quasi solo donne poiché i mariti vanno a lavorare fuori durante la giornata. Siamo sempre stati accolti con un sorriso. E’ stata una bellissima esperienza proprio perché unica e non “contaminata” dal turismo di massa. Partendo alle 9.00 siamo arrivati alle 12 passate in hotel. Alle 13 check -out e pranzo in ristorante lungo fiume. Nel pomeriggio visita al Museo etnografico delle varie popolazioni del Laos con vestiti tipici e utensili e a due templi. Poi ritorno in albergo per radunare il gruppo e partenza per l’aeroporto. Arrivo a Vientiane trasferimento in albergo e direttamente cena a buffet internazionale. Il Novotel si trova leggermente fuori dal centro. Il 7° giorno dopo un’ottima colazione a buffet siamo andati a visitare la capitale: Wat Sisaket e Ho Prakeo, il Monumento della Vittoria sul quale è possibile salire (ai vari piani si trovano sorprendentemente alcuni mercatini). Poi visita del Thatluang, impressionante monumento dorato. Poi trasferimento di circa 20 minuti per pranzare sul fiume. Bellissimo! Ci siamo trovati in una specie di zattera con tavoli apparecchiati (ciascuna zattera 15 persone) e mentre mangiavamo navigavamo sul fiume. Il percorso dura 1 ora e si vedono numerosi allevamenti di pesce. All’andata si è più veloci perché si usa il motore mentre il ritorno è a motore spento. Poi visita al mercato centrale, dove è possibile comprare orologi taroccati di ottima fattura, magliette Lacoste e quant’altro. Cena al ristorante Kualao Restaurant. L’8° giorno alle 6.30 volo per Siem Reap con scalo nella città di Pakse, nella quale bisogna scendere e fare la relativa procedura di partenza dal Laos per immigrare in Cambogia. Il tutto richiede non più di 30 minuti, poi si riprende lo stesso aereo e si parte per Siem Reap. All’arrivo visita dei templi di Roluos. Per riconoscere i templi del periodo angkoriano bisogna vedere se le colonne sono ottagonali (otto angoli). In questi templi troviamo una sola porta di entrata e tre porte false. Poi pranzo e trasferimento in albergo. Poi dopo mezz’ora partenza per Angkor Wat dove bisogna passare almeno un’ora e mezza. Ritorno in albergo e cena a buffet. Il 9° giorno dedicato alla visita dei templi dalle 9.00 fino alle 18.00. Giornata particolarmente stancante: fa molto caldo e alcuni templi hanno diversi gradini alti da scalare. Il 10° giorno mattinata dedicata alla visita dei templi Banteay Samrè, Banteay Srei, Pre Rup. Pranzo alle 12.00 al ristorante Les Orientalistes. Trasferimento al molo per navigazione sul fiume che porta al lago Tonlè Sap. Durante il giro si vedono le case dei pescatori vietnamiti che vivono su case costruite su zattere sopra l’acqua. Sosta a una casa vietnamita dove si possono vedere alcuni coccodrilli in mostra per i turisti (vi sono dei ristoranti che cucinano il coccodrillo) e anche qui troviamo il negozio per i souvenir. Ritorno in albergo. Cena all’Apsara Theatre. Per entrare bisogna togliersi le scarpe. Al primo piano ci si siede a terra sui cuscini mentre al piano di sopra ci sono le sedie (chiedere di prenotare tutto il gruppo di sopra). Mentre si mangia (a ciascuno portano un cabaret con la cena e la frutta dopo) si vede lo spettacolo che prende spunto dal Ramayana. L’11° giorno partenza alle 6.45 per Phnom Penh. (Siem Reap- Phnom Pen 315 km). Dal pullman si vedono i vari villaggi; davanti ad ogni casa c’è un altare con la statua di Buddha e dei giganti poiché si crede che questi ultimi vengano di notte a contrattare la vita degli anziani. Ogni 2-3 case hanno un pozzo. Sosta lungo il percorso al ponte vecchio. Abbiamo assistito a un matrimonio locale di una famiglia ricca a ristorante. Gli invitati portavano agli sposi dei cesti con frutta e vari regali. La sposa vestita di viola e lo sposo in rosa erano bellissimi. Gli invitati saranno stati circa 400. Vi erano come invitate anche diverse monache. I vestiti erano elegantissimi. La festa di matrimonio in campagna dura 2 giorni. Prima di avere fidanzato/a bisogna avere il permesso dei genitori. Non ci si può fidanzare con una che conosci per strada a caso (se no viene considerata una prostituta); bisogna vedere dove abita e cosa dicono di lei i vicini. Durante il primo appuntamento i genitori e il figlio vanno a casa della fidanzata portando frutta in dono. Dopo il secondo e terzo appuntamento se le cose vanno bene, decidono di organizzare il matrimonio. Per scegliere il giorno del matrimonio vanno dall’asceta che sceglie il giorno del matrimonio basandosi sul segno zodiacale dei fidanzati e decide se i due fidanzati possono sposarsi (per es. tigre e vipera sono segni contrastanti e per i cambogiani non possono sposarsi se no si divorzieranno). Solitamente dopo il matrimonio, gli sposi vanno a vivere in casa della suocera per 3 anni, o comunque finché non riescono ad acquisire un’indipendenza economica. La cerimonia del matrimonio la pagano sia il fidanzato sia la fidanzata ma grava di più su di lui. Dopo il matrimonio non si dorme subito insieme ma bisogna aspettare che i genitori diano i consigli matrimoniali (per es. se la moglie è arrabbiata, è meglio che il marito esca di casa…). Fino a 50 anni. Nel matrimonio viene preso in grande considerazione il parere degli anziani perché i giovani s’innamorano spesso della bellezza e della ricchezza senza accorgersi se stanno veramente facendo la scelta giusta. Poi sosta per andare in bagno vicino a un mercato di ragni e rane. Vendevano anche ragni vivi. Durante il percorso ci hanno offerto della frutta tra cui il rabutan. Arrivo all’Hotel Cambodiana (sicuramente di lusso una volta ora leggermente “invecchiato”) alle 13,00 e subito pranzo a buffet. Dopo abbiamo fatto il check-in e dopo mezz’ora abbiamo iniziato la visita della città con il Palazzo Reale: meglio visitarlo il prima possibile perché non si è mai certi di trovarlo aperto. All’interno visita dei bellissimi giardini, della sala del trono e della pagoda d’argento. No foto in tutto il complesso. Giro in barca alle 17.00 sul fiume Bassac di un’ora. Ritorno in albergo e alle 19.10 trasferimento al ristorante Khmer Surin. L’ultimo giorno partenza alle 8.00 per visitare Wat Phnom sulla Collina di Penh. Di fronte alla collina c’è un bel parco, dove sono presenti alcune scimmie. Di fronte al parco c’è statua di Penh, la donna da cui prende il nome, la città. Secondo la leggenda Penh ritrovò quattro statue dell’Illuminato in riva al fiume Mekong e le portò sulla collina, che oggi tiene il suo nome. Per salire sulla sommità della collina ove troviamo il Wat Phnom bisogna salire alcune scale. La pagoda è intensamente visitata dai fedeli. All’interno bisogna togliersi le scarpe. Attenzione che nei dintorni della pagoda ci sono dei ragazzini che rubano. Proseguimento per il Museo Nazionale, che apre alle 9.00. All’interno del Museo fa molto caldo. Varie statue del Buddha rappresentato sempre in una posizione particolare. N.B. Due posizioni sono tipicamente laotiane: 1 invocazione della pioggia con Buddha in piedi con le mani distese lungo i fianchi e le dita in direzione del sole 2 Buddha che contempla l’albero di Bocchi con le mani incrociate sul petto. Alcune posizioni del Buddha sono: - seduto nella posizione del loto, la mano destra tocca il suolo mentre la sinistra è appoggiata sulle gambe, col palmo rivolto al cielo. Questa posizione rappresenta la veglia di Buddha ed è anche chiamata vittoria su Mara – seduto nella posizione del loto, le mani appoggiare sul grembo e i palmi rivolti verso l’alto, con la mano destra sopra la sinistra: simboleggia la meditazione – in piedi o seduto il braccio destro alzato, la mano semiaperta perché il pollice e l’indice si tocchino e formino un cerchio (la ruota simbolo dell’insegnamento)…. Visita di un’ora al Mercato Russo dove all’interno ci sono sia souvenir sia il mercato alimentare. Ritorno in albergo per le 11.30 e abbiamo tenuto le camere fino alle 13.00 poi siamo andati a ristorante sul fiume Bassac. Dopo un gruppo è andato in albergo è un altro ha fatto l’escursione facoltativa al Museo del genocidio Tuol Sleng (10 dollari), che ha funzionato fino al 7 gennaio 1979 quando i vietnamiti sono entrati nella capitale. La guida ci racconta la sua storia, che rispecchia quella di milioni di cambogiani nell’epoca del terrore . A Tuol Sleng ci sono diversi edifici: uno era destinato ai prigionieri “famosi” che avevano tradito Pol Pot. Si vedono delle stanze con i letti di tortura. In una stanza sono stati uccisi due fratelli due giorni prima dell’arrivo dei vietnamiti e in un’altra stanza è stata uccisa una donna che doveva essere un’importantissima fonte d’informazione già che è stata uccisa il giorno prima dell’arrivo dei vietnamiti. Sul letto di tortura di questa povera vittima si vede una specie di pala che era usata per schiacciarle il volto. Le foto delle vittime presenti in queste stanze sono irriconoscibili, non sembrano neanche esseri umani. In un altro edificio troviamo le foto delle vittime che morirono a Tuol Sleng e le foto di alcuni morti per denutrizione sotto Pol Pot (3 milioni i morti sotto Pol Pot); altre foto mostrano le persone sotto tortura per elettroshock. Non vi è distinzione: uomini, donne e bambini venivano uccisi senza ritegno: bastava che un capo famiglia andasse contro il regime che veniva sterminato lui e tutta la sua famiglia. In un altro edificio vi sono delle celle individuali separate da muri di mattoni. Una stanza conteneva tredici celle. La Cambogia ha attualmente 13 milioni di abitanti, Siem Reap 691.000 ab. In un km2 68 abitanti. In Cambogia il 95% sono buddisti. Per tradizione gli uomini lavorano e le donne stanno in casa (molto diverso dal Laos). I cambogiani mangiano riso (colazione, pranzo, cena) come gli italiani mangiano il pane. Il 95% dei contadini coltiva il riso (anche per esportazione). Vi sono due tipi di riso: il riso duro, che è quello normale e il riso profumato che è usato per fare i dolci e non se ne può mangiare in grandi quantità perché fa male alla salute. In 3 giorni in Cambogia mangiano mediamente 2 kg di riso. La cucina laotiana è uguale alla thailandese ma meno piccante, la cucina vietnamita è uguale alla cinese mentre la cambogiana è particolare…In Cambogia abbiamo una monarchia parlamentare. Ci sono un primo ministro, il presidente e il capo dello Stato. Il re deve solo “simbolicamente” firmare quando il parlamento ha già deciso. Quando c’era il regime comunista c’era solo il capo dello stato. Per uscire dalla Cambogia bisogna pagare 25 dollari come tassa d’uscita. Per chiamare dalla Cambogia all’Italia fare il +39 (attenzione cambia molto se fai lo 0039). Sia in Laos che in Cambogia abbiamo trovato sempre prese di standard europeo. Ritorno in Italia. 25 dollari di uscita dalla Cambogia (no euro). Dal Laos alla Cambogia non abbiamo pagato nessuna tassa. In Cambogia e in Laos cercare di avere sempre soldi nuovi sia dollari sia moneta locale perché se sono rotti o scritti non te li prende nessuno. In Laos e in Cambogia non abbiamo avuto problemi per l’acqua perché o in albergo o in pullman abbiamo sempre ricevuto bottigliette d’acqua gratuite. In Laos l’acqua ai pasti era compresa, in Cambogia era a pagamento. Da provare il caffè laotiano, che ha un certo gusto di cioccolata (certe volte il caffè insieme al tè era compreso altre no). Il circa 30% del caffè della COOP viene dal Laos.
MITICO WEST 2009 - “Impressioni e emozioni” di Fabiola SciuttoPrima di poter scrivere qualcosa su di un viaggio fatto di chilometri, emozioni e luoghi talmente iconici da fare parte dellimmaginario comune, tanto che ciascuno di noi ne parla come fossero vecchie conoscenze, senza fare solo un elenco di posti ed uno spreco di aggettivi, e stato indispensabile lasciar passare qualche tempo.
Un mese per organizzare e rivedere le fotografie, un mese affinché le impressioni e le emozioni si depositassero e decantassero lasciando nella memoria lessenza di un viaggio indimenticabile.
Litinerario innanzitutto, un classico - ma ben studiato - giro del south west (California, Nevada, Arizona e Utah):
Los Angeles - Mohave Desert - Barstow - Calico - Laughlin - Grand Canyon - Painted Desert - Kayenta - Monument Valley - Lake Powell - Bryce Canyon - Zion Park - Las Vegas - Death Valley - Mammoth Lakes - Yosemite Park - San Francisco.
E qui si esaurisce lelenco, che già in se stesso da una idea della incredibile varietà e della esperienza sensoriale che questo incredibile paese offre allattonito visitatore europeo.
Un popolo in movimento. Qui tutto ciò che e opera delluomo, salvo forse il Golden Gate ed il Teatro Cinese, ha una curiosa caratteristica di impermanenza, ma non le strade. Strade che portano ovunque e vanno ovunque, strade grandissime, piccole, "antiche" come la route 66 o moderne come la 110, ma tutte gratuite, scorrevoli se pur gremite, panoramicissime. Per contrasto le città, certo non Los Angeles (che per un verso potrebbe in realtà rientrare in questa descrizione – smisurata città acefala) o San Francisco, nascono e muoiono nel nulla, seguendo il capriccio – o la logica - di un popolo che sfrutta le risorse di un luogo e poi lo abbandona, come gli antichi nomadi. Città nel deserto, città fantasma, case di legno, case su ruote, improbabili prefabbricati con attorno un giardino curato. Tutto parla di un popolo per il quale il movimento è vita, per cui cambiare città, stato, è un modo irrinunciabile di esistenza.
Gli spazi. La grande varietà dei paesaggi e amplificata dalla scarsa antropizzazione, dalla estensione dei parchi naturali, dalla incredibile sensazione di libertà che si comincia a percepire appena ci si allontana dai grandi centri abitati. E una sensazione di libertà selvaggia, esaltante, che si scontra e si amplifica nella incredibile potenza che qui la natura dispiega. Una natura che è impensabile poter possedere o dominare, ma solo ammirare con entusiasmo e deferenza.
Difficile descrivere, se non con reverenza quasi mistica, lesperienza del Grand Canyon, nessuna fotografia, nessun filmato, nessuna parola possono dare la misura di ciò che si prova a trovarsi al cospetto, e sul ciglio, di una delle manifestazioni più incredibili della forza, della bellezza e della intelligenza scenografica della natura.
Della Monument Valley e del deserto dipinto, dove la vostra si è commossa come una bambina, e dove ogni pietra echeggia delle voci degli antichi Navajo.
Di Bryce Canyon dove la meraviglia e anche ripagata nella fatica di poter "possedere" questo luogo avventurandosi per il Navajo Loop.
Della Death Valley, dove zolfo, sale e pietre vulcaniche inventano paesaggi di infernale bellezza e inconcepibile purezza.
Dallapparente assenza di vita del deserto, apparente perché sconfessata dalla pertinace presenza di cespugli spinosi ed alberi di Joshua, alla prepotente espressione di vita che è Yosemite con i suoi pini e sequoie millenarie, cascate, laghi, torrenti dallacqua che ride ed imprendibili pareti di roccia. Qui ogni cosa e gigantesca, quasi esagerata, alberi come monumenti, ma vivi, avventurarsi tra le loro volte quiete pervase di misteriosi scricchiolii, riempie di deferente silenzio. Come lunica possibile reazione davanti allimponenza delle falls può essere solo un corale "oooooh" di meraviglia. Qui la sorpresa più curiosa è linatteso incontro con gli orsi - a distanza di sicurezza - padroni, seppur insidiati dalle automobili, di questi luoghi.
San Francisco. Merita nel diario una nota a parte. Una delle città più europee degli states, a detta di chi se ne intende. Una città che già dal primo approccio ti colpisce per la sua bellezza e per la sua mancanza di pudore. La grande quantità di homeless, leleganza di Union Square, la classe tutta europea di Nob Hill, la variopinta allegria da luna park del Pier 39, la tolleranza sessuale, i raffinati magazzini ed i teatri a luci rosse, ti assalgono e quasi ti stordiscono. Ma superata liniziale diffidenza e una città che ti entra nel sangue e nel cuore con la sicurezza di una antica seduttrice. Come Parigi. Come Londra. Ma con uno stile che, come limmancabile Golden Gate, è antico - quanto lo può essere quasi tutto qui, meno di cento anni - e moderno, in una amalgama mai stridente di case variopinte, musica di strada, jazz e cuori neri di banchieri...
Gli estremi. Inaspettati in un paese che si rappresenta come massima espressione della civilta occidentale, sono gli estremi, sociali e naturali. Dalla povertà inimmaginabile dei nativi americani nelle bidonville delle riserve, alla opulenza “pettinata” delle villette di Beverly Hills. Dalla libertà illimitata dei costumi di San Francisco, alla severità della società dei Mormoni. Dalla sfavillante finzione della "peccaminosa" Las Vegas alla purezza incontaminata della Monument Valley. Dai 46 gradi e -86 metri sul livello del mare di Badwater, dove la bianchezza del deserto di sale ti abbacina, ai quasi 3000mt e +10 gradi di Mammoth Lakes, dove ad abbacinare semmai è la neve di fronte alle nostre finestre.
Qualche nota sullorganizzazione. Scegliendo un viaggio di gruppo, per mia pigrizia e comodità, mi aspettavo di perdere qualcosa. Mi sono ricreduta. La preparazione delle guide e laccuratezza di una organizzazione collaudata ci hanno permesso di sfruttare, senza parossismi, il tempo a disposizione nel miglior modo immaginabile. Complimenti!!!
Un paese ed un viaggio che ti lasciano solo la voglia di tornare, nella consapevolezza di avere solo cominciato a sfogliare un immenso catalogo di meraviglie. Un mito che non è leggenda o favola ma incredibile realtà. Una promessa mantenuta che ha superato le aspettative.
La ProvenzaLa Provenza ('Provence in francese, 'Prouvènço/ Provença' in lingua provenzale) è una antica provincia del sud-est della Francia, che si estendeva dalla riva est del Rodano fino a Le Trayas, cittadina situata a 20 km a sud di Cannes.
È, insieme alla Linguadoca, l'unica Regione francese che accolse importanti colonie greche e, in assoluto, quella che subì più intensamente il processo di romanizzazione, iniziato fin dalla seconda metà del II secolo a.C. e protrattosi per ben seicento anni. In Provenza si sviluppò, in età medievale, una civiltà raffinata, che si irradiò in gran parte d'Europa e che conobbe il suo punto algido a cavallo fra il XII e il XIII secolo.
I dipartimenti che sono originati dalla antica Provenza furono inclusi nella regione amministrativa Provenza-Alpi-Costa Azzurra che comprende i dipartimenti delle Alpi dell'Alta Provenza (04), delle Alte Alpi (05), delle Alpi marittime (06), delle Bocche del Rodano (13), del Var (83) e di Vaucluse (84). Culturalmente e storicamente si può anche considerare che i dipartimenti dell'Ardèche (07), della Drôme (26) e del Gard (30) siano provenzali.
La Provenza è nota per la lavanda, pianta aromatica che è tradizionalmente coltivata in gran parte del territorio.
La Regione costituisce infine una delle grandi mete del turismo internazionale, grazie alla mitezza del suo clima, alla bellezza del suo litorale, al fascino delle sue città d'arte e all'alto livello della sua cucina.
Canada dalle Rocciose al Pacificonella foto: autobus speciale Ice Explorer
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